The Hollywood Reporter: Torna il processo a O.J. Simpson

 The Hollywood Reporter, Matteo Perin, John Travolta

ARRIVA LA TRASPOSIZIONE TELEVISIVA DEL CASO O.J. SIMPSON: UNA STORIA DI QUESTIONI RAZZIALI E DI ERRORI, CHE VEDE PROTAGONISTI I FIGLI DI ROBERT KARDASHIAN.

VENT’ANNI DOPO LA SENTENZA DI ASSOLUZIONE DEL CAMPIONE DI FOOTBALL, JOHN TRAVOLTA, CUBA GOODING JR E I CREATORI DELLA SERIE AMERICAN CRIME STORY DEL CANALE VIA CAVO FX RACCONTANO PER LA PRIMA VOLTA COME DALL’INDAGINE RETROSPETTIVA DEL 2016 SUL CASO EMERGA TUTTA UN’ALTRA STORIA. IN PIÙ: SVELATO L’ARGOMENTO DELLA SECONDA STAGIONE (KATRINA).

 

 John Travolta veste Matteo Perin per The Hollywood Reporter

John Travolta veste Matteo Perin per The Hollywood Reporter

“È il grande giorno, eh O.J.?” dice una guardia sbirciando tra le sbarre della cella di O.J. Simpson.

“Il più grande”, risponde lui con voce spezzata.

“Sono nervoso” aggiunge, passandosi il rasoio sulla guancia ispida. L’icona del football, accusato dell’assassinio dell’ex moglie Nicole Brown Simpson e del suo amico Ronald Goldman, è in attesa del verdetto, nel caso più sensazionale della storia statunitense. Circa cento milioni di persone in tutto il mondo guarderanno in diretta e poi discuteranno e analizzeranno minuziosamente la conclusione del processo, dopo aver seguito tutti i dettagli del caso.

“Sai,” gli dice la guardia, “non credo che tu debba essere nervoso.” Fa una pausa e si sporge in avanti: “Ho parlato con i miei amici all’hotel, dove dormono i giurati… Non c’è bisogno che tu sia nervoso.”

“Buona!” urla il produttore esecutivo Ryan Murphy spuntando da un paio di monitor negli studi di Los Angeles, dove sta dirigendo American Crime Story: Il caso O.J. Simpson, trasmessa in anteprima mondiale il 2 febbraio sul canale via cavo FX. Sono stati dettagli sorprendenti e poco conosciuti come questo, tratti dal libro di Jeffrey Toobin The Run of his Life, a convincere Murphy e la produttrice Nina Jacobson a buttarsi a capofitto in una delle storie più discusse e controverse dell’America contemporanea, la cui fine naturalmente è risaputa. La serie di dieci episodi non offre una presa di posizione sulla colpevolezza o innocenza di O.J. Simpson e difficilmente cambierà le opinioni degli spettatori (come aveva pronosticato la guardia, O.J. fu assolto da tutti i capi d’accusa il 3 ottobre 1995), ma ripercorre in maniera meticolosa il caso, mostrando in che modo il processo finì per infiammare la questione razziale, profetizzare l’impero dei reality e gettare le basi per la saturazione mediatica, dipingendo tutte le persone coinvolte come caricature da tabloid... CONTINUA A LEGGERE

Rick Krusky